Diritto all'oblio e privacy

  • Diritto all'oblio e privacy

    Diritto all'oblio e privacy

    Chiunque potrà chiedere a Google di rimuovere i risultati di ricerca che fanno riferimento ad articoli di giornale, sentenze di giustizia o altri documenti collegati alla propria persona. A stabilirlo sono stati i giudici della corte europea lo scorso 13 maggio 2014, affermando che “il gestore di un motore di ricerca è responsabile del trattamento dei dati personali pubblicati sul web da terzi“.  

    Da una parte il diritto del singolo al mantenimento di una sfera di segretezza e a una seconda opportunità, dall’altra l’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.   

    A chi fa comodo? A chi no?

    Diritto all'oblio e privacy Le richieste da parte di singoli di rimuovere dalla rete o di de-indicizzare notizie che li riguardino provenienti da terzi. In alcuni casi la questione può essere molto semplice. Condannati per reati minori che non trovano impiego a dieci anni di distanza dalla condanna o un funzionario pubblico condannato per un reato compiuto nell’esercizio delle proprie funzioni, una società fallita e poi rifondata che non trova finanziamenti perché ogni volta i motori di ricerca fanno riaffiorare la vicenda che ha portato alla bancarotta, oppure a una località turistica che rimane legata a un fatto di anni prima che ne ha macchiato la reputazione.  

    Se la persistenza delle informazioni nell’indice dei motori di ricerca è messa in discussione che fine farebbero le migliaia di recensioni negative di un albergo o di un ristorante? È giusto che le informazioni che troviamo in rete siano di parte?  

    Vale lo stesso per dati e informazioni personali che le persone stesse inseriscono in rete. La garanzia per i singoli di controllo delle proprie informazioni dovrebbe essere massima.  

    Google ha deciso di procedere con la pubblicazione di un modulo per la richiesta di oblio, l’insediamento di una commissione di saggi che dovrà pronunciarsi sui criteri da seguire, segno di apertura e buona volontà.  

    La soluzione potrebbe essere la carta dei diritti fondamentali che dovrebbe essere adottata dai paesi e su base volontaria – pure dalle grandi piattaforme. Ma è anche il comune senso di cosa sia censurabile e cosa no che si deve adeguare a tempi in cui il concetto di privacy è già cambiato.  

    Google renderà pubblici i nomi rimossi dalle ricerche: Leggi l'articolo su Il Sole 24 Ore


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